Anche i satelliti più importanti, prima o poi, devono fare i conti con la gravità terrestre. E questa volta a tornare verso il nostro pianeta è uno degli osservatori spaziali più longevi della NASA, protagonista di oltre vent’anni di scoperte astronomiche. Il telescopio Swift sta perdendo rapidamente quota e si prepara a un rientro incontrollato nell’atmosfera, previsto nei primi giorni di novembre.
Lanciato il 20 novembre 2004, Swift è stato progettato soprattutto per studiare i lampi di raggi gamma, esplosioni cosmiche capaci di liberare in pochi secondi quantità enormi di energia. Durante la sua attività ha identificato oltre 2.000 di questi fenomeni, contribuendo anche allo studio delle supernove e dei buchi neri.
Ma cosa sta provocando la sua caduta? Il responsabile principale è, curiosamente, l’aumento dell’attività solare. Quando il Sole attraversa periodi particolarmente intensi, gli strati più esterni dell’atmosfera terrestre si riscaldano e si espandono. Anche a centinaia di chilometri di altitudine, questa maggiore densità atmosferica produce un leggero attrito sui satelliti, rallentandoli e facendo progressivamente abbassare la loro orbita.
Swift, che in passato orbitava a circa 600 chilometri dalla superficie, è ormai sceso sotto i 300 chilometri. E senza un sistema di propulsione utilizzabile, non può recuperare autonomamente quota.
C’è un pericolo per la popolazione? Il telescopio pesa circa una tonnellata e mezza e gran parte dei suoi componenti dovrebbe bruciare durante il rientro. Alcuni elementi più resistenti potrebbero però arrivare al suolo. Le zone potenzialmente interessate comprendono parte dell’Africa, dell’Asia meridionale, dell’Australia e delle Americhe. L’Italia, invece, si trova fuori dalla fascia orbitale interessata.
La NASA aveva anche tentato un’operazione di salvataggio attraverso un veicolo robotico sviluppato da Katalyst Space, che avrebbe dovuto agganciare Swift e riportarlo più in alto. Il tentativo non è riuscito.
